Quaranta anni fa l’addio a Nereo Rocco

Quaranta anni fa, il mondo del calcio piangeva la scomparsa di Nereo Rocco.

Rocco e Maldini alzano la prima Coppa Campioni del Milan a Wembley (@mostranereorocco/facebook)

Per molti, il nome dell’allenatore triestino è sinonimo di catenaccio, lo schema tattico difensivo ideato dal tecnico austriaco Karl Rappan nei primi anni 30, ma dare del difensivista a un mister che portò il Milan a vincere due scudetti, tre Coppe Italia, due Coppe dei Campioni, due Coppe delle Coppe e una Coppa Intercontinentale tra il 1962 e il 1977, sarebbe riduttivo. Oltre a questi successi, poi, bisogna ricordare che con Rocco ebbero spazio giocatori offensivi quali lo svedese Kurt Hamrin, un certo Gianni Rivera –  primo Pallone d’oro italiano non oriundo, uno tra i più grandi numeri 10 della storia del calcio – e, ai tempi della Fiorentina, la bandiera viola Giancarlo Antognoni (cresciuto nel mito proprio del fuoriclasse rossonero, allenato per anni dal triestino) . Lasciò la Fiorentina nel maggio del 1975 e, un mese dopo, il 28 giugno, i toscani vinsero la Coppa Italia battendo 3-2  il “suo” Milan all’Olimpico di Roma.

Rocco nacque a Trieste il 20 maggio 1912. Il suo cognome, inizialmente era l’austriaco Roch, che italianizzò nel 1925 quando per lavorare era necessaria la tessera del fascio.  La sua carriera sportiva iniziò sul rettangolo di gioco e fu legata soprattutto alla Triestina con la quale disputò 232 partite, segnando 66 reti. In Nazionale fece parte del gruppo che preparò il Mondiale del 1934 ma Vittorio Pozzo non lo convocò per la fase finale (Rocco giocò solo una partita in azzurro).

Il 1946-47 iniziò la sua nuova vita sportiva, questa volta da allenatore. La sua prima panchina, nemmeno a dirlo, fu quella della sua Triestina che si piazzò seconda in classifica, a pari punti con Milan e Juventus, alle spalle del Grande Torino. Poi, allenò Treviso, Padova e la Nazionale olimpica, prima di approdare al Milan nel 1961 con il quale rimase fino al 1977, con due intervalli (dal 63 al 67 al Torino e nel 74-75 alla Fiorentina).

Per 28 anni, è stato l’allenatore con più presenze in Seria A, 787 panchine, record superato da Carlo Mazzone che chiuse la carriera a 795. Al Milan, con 10 trofei, è ancora oggi il tecnico più titolato (nemmeno Arrigo Sacchi e Fabio Capello sono riusciti ad eguagliarlo) e con più presenze a bordo campo.

Volò in cielo il 20 febbraio 1979.

Lo stadio di Trieste porta il suo nome, a Padova la strada dello Stadio Euganeo è intitolata a lui, e all’ingresso di Milanello c’è una sua statua. Niente male per un tecnico ricordato da molti per essere stato un “catenacciaro”.

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