Le Vibrazioni: vent’anni di rock per niente sbagliato

di Pino Gagliardi

Per celebrare la loro convivenza artistica, che dura ormai da 20 anni, Le Vibrazioni alias Francesco Sarcina, Marco Castellani, Alessandro Deidda e Stefano Verderi, hanno organizzato – il 26 marzo al Forum di Assago – un imperdibile live che vedrà la presenza sul palco, oltre che della band con la passione per il rock e gli anni ’70, anche tante guest come Achille Lauro e Pierdavide Carone. Dopo una lunga gavetta trascorsa a fare live nei vari club della penisola, arrivare a suonare nel posto più ambito da tutti gli artisti italiani è una gran bella soddisfazione, in fondo con 26 singoli in classifica e 5 album all’attivo Le Vibrazioni sono tra le band più longeve del panorama musicale italiano. “Con 20 anni di carriera questo traguardo ce lo stiamo vivendo come un nuovo punto di inizio e non come un punto di arrivo – risponde subito Alessandro Deidda, batterista del gruppo – il Forum per noi milanesi ma in generale per la musica rappresenta un luogo cosi importante che ci arriveremo con i piedi ben saldi al terreno. Avendo alle spalle un migliaio di concerti –  in molti club e anche in qualche palco importante –  siamo sicuri che sarà una grande festa per i 20 anni trascorsi insieme. Speriamo inoltre di festeggiare anche un nuovo inizio per altri 20 anni di carriera”.

Come vi state preparando?

(Francesco Sarcina, cantante) Stiamo preparando e provando tutto lo spettacolo che avrà un palco bello importante, tre ore di concerto, ospiti, uno scalettone pazzesco che prevede sicuramente i brani più noti ma anche qualche chicca in più, dato che di festeggiamenti si parla, suoneremo dei brani che non facciamo abitualmente. Sarà una cosa piacevole sia per noi e speriamo anche per il pubblico.

State pensando anche al look da indossare durante il concerto?

(Francesco Sarcina) Questa è proprio una bella domanda! Di solito salgo sul palco con una bella maglia, molto figa che tengo per tutto il concerto e quando scendo è ovviamente da buttare via. A questo giro mi auguro di fare almeno dei cambi. In ogni caso tenderemo ad essere sempre noi stessi perché comunque è inutile andare a fare cose solo per ostentare. E’ chiaro che, visto che ci sarà un palco che ci darà la possibilità di fare tante robe, avremo magari anche la possibilità di variegare nel look. Perché no! Comunque l’importante per noi è mantenere sempre un aplomb e una coerenza con quello che siamo: rock and rolls sempre! Inutile dirti che io sono e rimango seventies!

Come sono stati questi anni insieme?

(Alessandro Deidda) Abbiamo avuto la fortuna o sfortuna di essere lanciati in vetta alle classifiche dopo alcuni anni di gavetta e la domanda che ci siamo sempre posti è stata: non è tanto come arrivare in vetta ma come mantenerla nel tempo? Quindi il segreto di rimanere insieme per 20 anni è stato quello di suonare, abbiamo sempre avuto voglia di suonare dal vivo. Il punto cardine tra noi rimane il fatto di fare delle canzoni, fare dischi e suonare dal vivo il più possibile.

Il momento più bello e il momento più difficile che avete attraversato?

(Marco Castellani, bassista) Il momento più bello è stato sicuramente l’inizio, quando ci siamo trovati, ci siamo conosciuti e abbiamo deciso di iniziare questo percorso insieme. Il momento più difficile è stata la gestione del successo, una delle cose che nel nostro caso penso sia stata la più complicata.

Gestire il successo di “Decicato a te” non è stato facile?

(Marco Castellani) Noi venivamo dall’underground milanese e ad un tratto ci siamo ritrovati improvvisamente, grazie al nostro primo singolo, sotto gli occhi di tutti i contenitori che francamente prima – non è che snobbavamo – ma ad andarci incontravamo una certa resistenza. Con il successo ci siamo ritrovati a fare delle cose che non avevamo preventivato, a suonare in situazioni che sembravano molto ma molto distanti da quella che era la nostra natura. Questo è capitato anche perché eravamo molto giovani. Allora noi davamo importanza anche alle etichette che ci venivano date cosa che invece ora, francamente, non ci interessa più. Sono cambiati anche i tempi, allora c’era un po’ più di tifo calcistico anche sulla musica, c’erano le fazioni, si osteggiava quello che non ti piaceva, che poi in certi casi era una cosa anche un po’ troppo estrema ed è una cosa che hanno subito un po’ tutti, una cosa trasversale, il genere di appartenenza.

“Dedicato a te” è cosi importante per voi che avete deciso di renderle omaggio anche nel nuovo singolo “Cambia”.

(Francesco Sarcina) La canzone ha avuto un tale successo agli albori che siamo passati dalla cantina ad essere diventati Le Vibrazioni. Ed è chiaro che ci ha un po’ destabilizzati in quanto non eravamo abituati, non sapevamo che cosa potesse essere stare ai vertici delle classifiche, dover cantare talmente tante volte e in continuazione questa canzone. Col senno di poi è stato abbastanza impegnativo. Poi, c’è stato quel cambio meraviglioso, e cioè la consapevolezza che oggi, quando io canto questa canzone tutti appena parte solo l’intro saltano per aria. Perché è una canzone che rappresenta storie di vita quotidiana di tanta gente, quindi ti rendi conto di quanto sia importante la musica e quanto faccia da colonna sonora alla vita di ogni singola persona. L’omaggio nel video di “Cambia”, il nostro nuovo singolo ci è venuto spontaneo perché oggi stiamo ricominciando, ripartiamo dal Forum. “Cambia” racconta appunto tutto il cambiamento che ci può essere attorno, anche se uno poi non se ne rendo conto, si fa mille pippe mentali mentre il mondo ci cambia intorno. Inserire “Dedicato a te” che comunque è una pietra miliare oramai ferma lì, incastonata nel tempo, mentre nel frattempo accadono un sacco di cose intorno e il mondo si muove, è una autodedica a tutti gli effetti.

Quindi per voi continua ad essere un piacere riproporla?

(Francesco Sarcina) Oggi più che mai. È bello, mi rendo conto di quanto sia veramente bello veder nei live cantare tutta quella gente le nostre canzoni. Quando abbiamo fatto a Palermo nel giugno del 2017, la festa di Radio Italia in piazza con non so quante migliaia di persone ebbene tutti cantavano a squarciagola “Dedicato a te” per non parlare poi di “Vieni da me”, sono quelle canzoni che rimangono nel tempo. Oggi per me cantarle è veramente un piacere. Quando le canto mi emoziono, oggi mi sento riaperto a questa bellissima cosa che mi accaduta nella vita, un tempo ero un po’ confuso però ero anche giovane.

Che ne pensate delle carriere fulminanti di oggi?

(Marco Castellani) Possiamo capire la difficoltà di un ragazzo giovane nel momento in cui si trova dall’oggi al domani proiettato al successo, ci siamo passati anche noi. In realtà il cambiamento lo percepisci dalla quotidianità, da come si rapportano con te i tuoi parenti, i vicini di casa, il panettiere, non è che ti rendo conto che il tuo è un successo nazionale da chissà che cosa. Te ne rendi conto dalla quotidianità, è li che ti va a cambiare un po’ la vita. Considera che fare il Forum di Assago 20 anni fa era impensabile per una band italiana, sarebbe stata una cosa incredibile.

Cosa è cambiato?

(Marco Castellani) Oggi è cambiato il modo di fare la musica. Prima per fare musica dovevi trovare qualcuno che suonava con te o imparare tu a suonare uno strumento, poi dovevi andare in giro a suonare per i locali che era l’unico modo per far sentire la tua musica, poi facevi la cassettina che mandavi al discografico, alla radio o semplicemente agli amici che ti erano venuti a sentire live, c’era proprio un meccanismo diverso. Oggi grazie ad internet o per colpa di internet è molto più facile divulgare in un attimo la tua musica, però questa cosa ha creato grossa confusione.

Che cosa si perdono i musicisti di oggi rispetto a quello che avete vissuto voi?

(Marco Castellani) La cosa più bella di allora è che non ci conosceva nessuno, ci caricavano e scaricavamo il furgone da soli, dormivamo dentro il furgone, attaccavamo i manifesti di notte abusivamente, con lo stesso entusiasmo di quei ragazzi sulle piste di skate che condividono la stessa passione. Sono quelle passioni sane che ti distinguono dalla massa e ti tengono anche lontano da tante fesserie che potresti altrimenti fare. Mi dispiace che i ragazzi di oggi non possano vivere tutto questo. E’ meno normale tra i ragazzi di oggi trovarsi a suonare insieme con gli strumenti in mano. Però hanno altri divertimenti.

La riscossa è partita lo scorso anno da Sanremo con “Così sbagliato”, che a differenza del titolo del brano è stato per voi un Festival per niente sbagliato.

(Francesco Sarcina) Esatto è stato un Festival poco sbagliato, anzi azzeccatissimo, giustissimo! Sanremo è uno di quei palchi che, quando lo fai, non sai mai realmente quanto bene vero possa portarti o quanto valore. Nel nostro caso è stata una mossa perfetta, perché comunque eravamo fermi da tanto e quale migliore vetrina se non quella sanremese per andare a farsi vedere. Ne abbiamo quindi un ricordo eccezionale, eravamo molto a fuoco, con l’intento di andare a colpire. Oggi siamo ancora nel pieno di quell’ondata ed è comunque passato solo un anno! Anche se ne sembrano passati cinque per tutto quello che abbiamo fatto in questo ultimo anno. Abbiamo fatto un casino di cose: 60 concerti, un sacco di televisione, 4 singoli, tutti in top 20 che sono andati benissimo, grandioso no, un’annata di quelle rare. In effetti di sbagliato in quel Sanremo non c’è stato un c..zo ma è stato tutto giusto, di sbagliato invece nel pezzo ci sono io e i miei rapporti interpersonali.

Dopo il concertone celebrativo che succederà?

(Francesco Sarcina) Faremo uscire cose nuove, belle canzoni e magari una bella hit estiva. A settembre poi ci sarà poi il tour europeo, un giro che si fa spesso per gli italiani che vivono in Europa, in club piccoli, la dimensione che noi amiamo, si viaggerà in sleeping bus, quindi una nuova avventura, sarà come tornare sedicenni, non vediamo l’ora di farlo.

 

 

 

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