Di Maio e Tria, la ‘manina’ c’è ma non è al Mef

Una precisazione che, se possibile, complica la situazione. Il sabotaggio c’è, la ‘manina’ che è intervenuta sulla relazione tecnica del decreto Dignità anche. Ma non va cercata al Mef. Non solo, la stima di fonte Inps sugli ottomila posti in meno l’anno é scorretta. Di Maio e Tria si affidano a una nota congiunta, dopo le dure polemiche di ieri.

Il ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro “non ha mai accusato né il Ministero dell’Economia e delle Finanze né la Ragioneria Generale dello Stato di alcun intervento nella predisposizione della relazione tecnica al dl dignità”. Certamente, però, “bisogna capire da dove provenga quella ‘manina’ che, si ribadisce, non va ricercata nell’ambito del Mef”.

Quanto al merito della relazione tecnica, il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, “ritiene che le stime di fonte INPS sugli effetti delle disposizioni relative ai contratti di lavoro contenute nel decreto siano prive di basi scientifiche e in quanto tali discutibili”.

Chiaro che il problema resta e, semmai, si sposta solo parzialmente il bersaglio delle intenzioni di ‘repulisti’ manifestate dai vertici Cinquestelle.

Come prevedibile, la presa di posizione di Di Maio e Tria innesca un nuovo scontro istituzionale. Il vicepremier Matteo Salvini torna a chiedere le dimissioni del presidente dell’Inps Tito Boeri. E la replica, dura, non si fa attendere. “Le dichiarazioni dei ministri Tria e Di Maio rivolgono un attacco senza precedenti alla credibilità di due istituzioni nevralgiche per la tenuta dei conti pubblici e in grado di offrire supporto informativo alle scelte del Parlamento e dell’opinione pubblica. Nel mirino l’Inps, reo di avere trasmesso una relazione ‘priva di basi scientifiche’ e, di fatto, anche la Ragioneria Generale dello Stato che ha bollinato una relazione tecnica che riprende in toto le stime dell’Inps. Quanto al merito, siamo ai limiti del negazionismo economico”, afferma in una nota. “Consapevoli dell’incertezza che circonda le stime svolgeremo, come sempre, il monitoraggio attento, che peraltro la legge ci richiede. Ma sin d’ora, di fronte a questi nuovi attacchi – e a quelli ulteriori del ministro Salvini – non posso che ribadire che i dati non si fanno intimidire”.

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