Fincantieri, il confine tra politica e industria

Fincantieri ha perso la corsa per una maxi commessa da 23,5 mld della marina australiana. Ha prevalso la britannica Bae Systems, con una scelta del governo australiano che premia la fregata Type 26, una proposta innovativa, costruita intorno a un design moderno, ma che non è ancora mai stata testata in mare. Un bel progetto, ma tutto sulla carta. A differenza delle fregate Fremm italiane che sono già operative e rodate. In sostanza, il Governo australiano si assume un rischio che ha due variabili, i costi finali tutti da verificare e l’efficienza effettiva della flotta. Potrebbe essere una valutazione di parte, dal sapore campanilistico. Ma arriva proprio dall’Australia: è infatti l’Australian Strategic Policy Insitute, un think tank di esperti, indipendente e autorevole a livello internazionale, a sollevare dubbi. Gli stessi, peraltro, condivisi dalla marina australiana che si è espressa a favore della soluzione proposta da Fincantieri. La domanda che pone il think tank è se, alla fine, sia una scelta che conviene realmente all’Australia. E il sospetto, fondato secondo l’analisi indipendente, è che sia prevalsa la valutazione politica su quella industriale. Troppo alto, evidentemente, il prezzo da pagare per un ‘no’ al Regno Unito, un ‘tradimento’ al legame anglosassone del Commonwealth.

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