Draghi: il sostegno della Bce serve ancora

Nessun passo indietro. E neanche l’indicazione di una prossima inversione di rotta. La politica monetaria della Bce richiede ancora “pazienza, prudenza e persistenza”, dice il Presidente Mario Draghi, tenendo ferma la sua posizione: “Serve una valutazione attenta, un monitoraggio di tutte le informazioni importanti” prima di annunciare le prossime mosse sul quantitative easing. Parole che assumono un peso ancora più rilevante perché utilizzate per rispondere alle domande della stampa tedesca, la più sensibile al tema.

L’Eurozona, è la tesi ribadita da Draghi, continua a necessitare del sostegno monetario da parte della Bce, che “reinvestirà il capitale dei bond che arriveranno a scadenza per un lungo periodo dopo la fine degli acquisti netti” del quantitative easing, e “in ogni caso fino a quando non sarà necessario”.

La tesi si fonda sui dati che da sempre guidano le decisioni della Banca Centrale. La crescita, che dà segnali di “moderazione” ma rimane coerente con le prospettive di ripresa dell’inflazione. Dopo diversi trimestri superiori alle attese, la crescita rimane “solida e con un’ampia diffusione”. La Bce, spiega quindi Draghi, nutre “cautela” ma anche “immutata fiducia” sul fatto che l’inflazione gradualmente stia risalendo verso l’obiettivo prossimo al 2%. Non manca, come ormai da prassi, un richiamo sulle politiche economiche nazionali. Senza passi avanti sulle riforme “l’area della moneta unica resta fragile, ma confidiamo nella consapevolezza dei governanti su questo”.

Le parole di Draghi seguono la decisione del consiglio di lasciare fermi i tassi di interesse. Tassi che, mette nero su bianco l’Istituto di Francoforte, resteranno sui livelli attuali per un periodo prolungato di tempo e ben oltre la fine del Qe. E’ la stessa formula utilizzata dopo le ultime riunioni: per quanto riguarda le misure straordinarie la Bce “intende condurre acquisti netti di titoli all’attuale ritmo mensile di 30 miliardi di euro, sino alla fine di settembre 2018, o anche oltre se necessario, e in ogni caso finché non riscontrerà un aggiustamento durevole dell’evoluzione dei prezzi coerente con il proprio obiettivo di inflazione”.

 

 

 

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