Tim, Elliott contro Vivendi: è tempo di cambiare

Nuovo capitolo nel libro della battaglia per la governance di Tim. Dopo l’affondo di Vivendi – “Elliott vuole smantellare Tim” – arriva la replica del fondo americano, altrettanto secca. “Vivendi si riferisce ripetutamente a se stessa come l’azionista ‘principale’ di Tim. In realtà no. E’ solo il più grande azionista” ma “i suoi interessi non siano più importanti di quelli di altri azionisti”. Elliott fa riferimento alla posizione espressa dal gruppo francese, “piena di luoghi comuni”, ribadendo che “è tempo di cambiare”. Serve “un consiglio unito, non uno impantanato in contenzioso con i propri revisori legali”. E il cambiamento “inizia con l’elezione di un Cda veramente indipendente il 24 aprile”

Il fondo risponde punto su punto alle tesi dei francesi che martedì hanno rivendicato i successi della loro gestione e in parte anche alle osservazioni del management. Se il cda oggi è diviso “è a causa della cattiva amministrazione di Vivendi e del mancato rispetto delle migliori pratiche di governo societario” e lo “dimostra il recente voto 10-5 sul contenzioso con i revisori legali della Società (i 10 amministratori che hanno votato a favore di questa risoluzione sono stati nominati da Vivendi)”. Elliott concorda con la valutazione dei manager: “un board diviso è dannoso per la società e i suoi azionisti” per questo bisogna revocare i 6 consiglieri nominati da Vivendi e sostituirli il 24 aprile con nuovi consiglieri indipendenti. Soprattutto, il Fondo Usa ribadisce che “non sta imponendo alcun piano strategico” all’amministratore delegato Amos Genish, ma chiede solo una nuova governance. Lo stesso Genish, in un’intervista al Sole24ore, ha evidenziato che in caso di vittoria del Fondo Usa “il piano andrà riconfermato. Occorrerà verificare se nel board ci sarà un clima di fiducia e allineamento con il ceo: è una questione di ‘chimica’”.

Elliott quindi tiene a sottolineare che “non sta proponendo di cambiare il management team” ma la sua azione è rivolta “a un ‘track record’ di governance scadente”, “la gestione non è la fonte del problema. È necessario affrontare la languida performance dei corsi azionari e i crescenti problemi di governance”. Il titolo in Borsa come hanno fatto notare i francesi ha perso oltre il 70% nei 10 anni precedenti il loro arrivo ma, precisa Elliott in una nota “il trend negativo è accelerato da quando Vivendi è entrata nel board nel 2015. In meno di due anni ha perso oltre il 35 per cento”. L’approccio industriale di Vivendi “ha avvantaggiato se stessa” e “ci sono numerosi esempi che dimostrano che Vivendi ha agito nel proprio interesse esclusivo: il blocco della conversione della quota di risparmio; la violazione sia del golden power che della legge Gasparri; la nomina di amministratori non indipendenti; e la nomina manager con ruoli conflittuali come Michel Sibony”.

Per quanto riguarda i conflitti con il Governo e con le Autority “Vivendi non è riuscito a cooperare non solo in Tim ma anche nel suo precedente tentativo di acquisizione ostile di Mediaset”. Elliott ritiene “che le sottoperformance dei prezzi delle azioni, le indagini della Consob, i commenti degli amministratori indipendenti e dei ministri italiani dimostrino chiaramente che Vivendi ha fallito nel suo ruolo di amministratore e non è riuscito a catalizzare positivamente la creazione di valore per gli azionisti in Tim”. E se davvero Vivendi, per comporre la sua lista di candidati ha ascoltato il punto di vista degli altri “evidentemente li ha ignorati: Vivendi ha presentato per lo più gli stessi amministratori che si sono dimessi nel marzo 2018, compresi quelli che affermano di essere indipendenti” conclude il fondo.

Serafica la controreplica di Bollorè. “In questo momento gli investimenti in Italia fanno gridare… Ma come si dice in casa nostra è alla fine della fiera che si contano gli animali. Fu la stessa cosa tanti anni fa, quando entrammo in Mediobanca, alla fine ci furono benefici e contribuimmo alla stabilità di Mediobanca e Generali. Penso che alla fine tutto ciò fa parte delle cose della vita: bisogna essere coraggiosi”, dice rivolgendosi agli azionisti durante l’Assemblea Generale di Vivendi e il riferimento a Tim è chiaro.

Torna invece a parlare dei risultati raggiunti l’Ad di Vivendi e presidente di Tim Arnaud de Puyfontaine. In quanto “primo azionista Vivendi contribuisce a riscostruire le fondamenta di Telecom Italia”. Non solo. “La nostra è una visione industriale di lungo termine promossa da Amos Genish e sostenuta da Vivendi”, ha aggiunto, rendendo omaggio al lavoro del numero uno di Tim e alla sua squadra manager “di portata internazionale”. Il braccio destro di Vincent Bolloré sottolinea quindi “l’eccellente performance” registrata da Telecom nel 2017.

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