Fondo sovrano Norvegia, il più ricco (etico) al mondo

Una capitalizzazione gigantesca, pari a un trilione di dollari, ma anche regole di gestione ferree. Il fondo sovrano della Norvegia è il più ricco al mondo ma il governo ha appena escluso l’ipotesi di farlo investire nel private equity. Dopo un acceso dibattito, il ministro delle Finanze del paese scandinavo – 5 milioni di abitanti – ha comunicato nel suo rapporto annuale sullo “Statens Pensjonsfond Utland” (SPU) che l’investimento in singole aziende private non quotate non rispecchia il modello norvegese per la gestione dell’enorme riserva di denaro. Non è tutto: il governo ha inoltre dato l’ok per un cambiamento epocale nella politica degli investimenti. Il fondo, infatti, sarà sempre meno impiegato su azioni di società nel settore oil&gas, e diretto invece al finanziamento delle energie rinnovabili.

Il fondo pensionistico della Norvegia è stato creato nel 1990 grazie ai proventi generati dall’estrazione del petrolio: l’oro nero ha cambiato totalmente la Norvegia, rendendola uno dei paesi più ricchi del mondo. Il fondo è gestito dalla Norges Bank, la Banca centrale norvegese, che ha investito il capitale in obbligazioni, proprietà immobiliari e soprattutto in azioni: il fondo possiede 667 miliardi di dollari in azioni di circa 9 mila società quotate nelle borse mondiali, tra cui Apple, Microsoft e Nestlé. Il salvadanaio che dovrebbe garantire alle prossime generazioni di norvegesi stabilità economica e un’alta qualità della vita, ha toccato lo scorso settembre la cifra record di un trilione di dollari di capitalizzazione sorpassando tutti gli altri fondi statali: stando al Sovereign Wealth Fund Institute, infatti, le riserve scandinave superano sia il fondo degli Emirati Arabi Uniti, che ammonta a 828 miliardi di dollari, sia i fondi d’investimento cinesi.

Nell’ultimo rapporto al governo, oltre a bocciare la proposta sugli investimenti in private equity, il ministero delle Finanze ha lasciato intendere che le risorse del fondo potrebbero essere impiegate in rinnovabili, “esaminando la possibilità di utilizzare il mandato ‘ambientale’ per progetti legati a parchi eolici e solari”. Lo scorso novembre, in effetti, la Norges Bank aveva annunciato l’intenzione di disinvestire dai titoli di aziende attive nell’estrazione di petrolio e di gas, auspicando, in una lettera rivolta al governo, l’abbandono degli investimenti nel settore. Una decisione che è coerente con il mandato “etico” col quale il fondo è stato creato (che non prevede investimenti in società che violino i diritti umani e che è finalizzata a mantenere i benefici alla società norvegese) e che segue le dismissioni negli scorsi anni delle quote delle società attive nel settore del tabacco e del carbone. La scelta di abbandonare il petrolio, ad ogni modo, ha moventi del tutto economici: il disinvestimento sui titoli nel settore oil&gas è finalizzato a rendere la Norvegia meno esposta all’andamento dei prezzi del greggio.

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