Pagare le tasse in Bitcoin? A Chiasso si può

Pagare le tasse in criptovalute? Dal primo febbraio a Chiasso, piccolo comune di circa 8500 abitanti in Canton Ticino, si può fare. O almeno, una parte di tasse. Qualche mese prima anche Zugo, comune della Svizzera, aveva avuto la stessa idea. “Solo 250 franchi svizzeri, una cifra volutamente simbolica”, spiega a Fortune Italia il sindaco di Chiasso Bruno Arrigoni, che ha lanciato l’iniziativa dopo un confronto con l’associazione Criptopolis, nata in paese nell’ottobre 2017 e che riunisce una trentina di startup perlopiù italiane. “Come comune sappiamo che non possiamo fare speculazione, quindi abbiamo un accordo per cui a chi viene a pagare con bitcoin e monete simili vengono cambiate in franchi”. Eppure, l’iniziativa del sindaco ha avuto una forte eco mediatica: “Non ci aspettavamo tutto questo clamore”, confessa Arrigoni. Che precisa: “Finora c’è stato solo un cittadino, un privato, che ha voluto sperimentare. D’altronde, non abbiamo mai pensato che avremmo attirato tanti pagamenti. Il nostro obiettivo era far capire che siamo aperti alle novità e far conoscere un po’ il nostro territorio”. Un territorio che dagli anni Settanta in poi ha sempre vissuto grazie alla finanza e alle banche e che invece, negli ultimi anni, per iniziative come lo scudo fiscale e la voluntary disclosure (il rientro volontario di capitali italiani dall’estero), ha avuto una battuta d’arresto. “Quarant’anni fa qui lavoravano quattromila persone, tutte nel settore bancario. Oggi, in quello stesso settore, sono meno di un migliaio, e devo pure ammettere che negli ultimi due anni c’è stata una piccola risalita nei numeri. Ma parliamo sempre di cifre infime se confrontate a quelle degli anni ’70-‘80”.

Al crollo dell’occupazione il sindaco sta cercando di mettere un freno anche con iniziative legate all’uso e alla diffusione di criptovalute. In quest’ottica la nascita dell’associazione Criptopolis è centrale. “A ottobre abbiamo messo insieme una trentina di startup, che giungevano soprattutto dall’Italia, arrivate da poco a Chiasso. Incontrandole abbiamo capito che c’era una richiesta che il paese d’origine non riusciva a soddisfare”, racconta a Fortune Italia Athos Cereghetti, vicepresidente dell’associazione. In questi mesi Criptopolis ha organizzato eventi, incontri, dibattiti, lezioni nelle scuole per spiegare alla comunità del Canton Ticino cosa sono le criptovalute e come possono essere usate. “Chiasso è in questo momento la nostra base, il fatto che qui si parli italiano attira molti giovani imprenditori del vostro paese, ma siamo in contatto anche con altre realtà, come Lugano e Bellinzona, con cui stiamo portando avanti il discorso sulla blockchain”, spiega Cereghetti, che si dice assolutamente certo della possibilità che in futuro tutti possano pagare le tasse in bitcoin o token. «In questo discorso quello che conta è la blockchain, il registro contabile delle monete», chiarisce il vicepresidente. “Stiamo cercando di spiegare alle persone in quale modo devono usare il proprio wallet (il portafogli digitale in cui vengono riposte le criptovalute, ndr). È chiaro – aggiunge – che la signora che a fatica usa il bancomat non pagherà mai le tasse in bitcoin. Ma dobbiamo spiegare che questa è una rivoluzione come quella che ci ha portato a inviare mail invece di lettere”.

Chi invece non pensa che in futuro sarà sostenibile pagare le tasse con soldi diversi dalle monete ufficiali è Gianluca Ciccolunghi, esperto di criptovalute e finanza alternativa. “I bitcoin oggi sono visti più come oro che come monete”, spiega. “E poi hanno una oscillazione troppo forte: a novembre, tanto per fare un esempio, un bitcoin valeva 20 mila dollari, oggi tra i 6-7 mila. È chiaro che una moneta così instabile porta con sé un rischio troppo elevato. La verità è che il sistema delle criptovalute non potrà mai sostituire un altro sistema preesistente, quello delle monete correnti”.

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