Cdp, l’endorsement di Di Maio

C’è un filo diretto, neanche troppo sottile, che lega in queste ore Cdp e il Movimento Cinquestelle. La scelta di intervenire in Telecom, con un blitz inaspettato soprattutto nelle modalità e nei tempi, è solo il capitolo più letto di un libro che andrà sfogliato con attenzione. Intorno alla Cassa, unico vero centro di spesa per gli investimenti strategici, ruotano le aspettative di chi, come il candidato premier pentastellato Luigi Di Maio, pensa a come risollevare le sorti del Paese. E al vertice del Gruppo di via Goito c’è un banchiere d’affari, il presidente Claudio Costamagna, che sa come muoversi per fare gli interessi della ‘sua’ azienda e, magari, conquistare una conferma che fino a qualche giorno fa appariva tutt’altro che scontata. E’ chiaro che se funziona il rapporto con chi potrebbe decidere, i contatti ci sono stati con Di Maio ma anche con il leghista Matteo Salvini, le chances di restare al suo posto crescono. Qualcuno potrebbe interpretare l’attivismo di Costamagna come un banale attaccamento alla poltrona. Chi invece lo conosce meglio preferisce parlare dell’opportunità di cogliere una nuova prospettiva di sviluppo. Che il banchiere, evidentemente, ritiene possa essere più concreta con il nuovo corso, dopo i rapporti non sempre idilliaci con il Governo uscente. Ecco perché le parole di oggi di Di Maio possono assumere il significato di un endorsement. “Cdp è una mega banca: da lì può nascere quel soggetto che faccia investimenti e fornisca alle imprese l’accesso al credito a tassi moderati”. Costamagna dovrebbe aver gradito.

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